- UN ROMANZO, UNA CITTA' -
Pittore e litografo noto e prolifico, ha affrescato chiese, teatri e palazzi tra cui quello Reale di Torino e la residenza di Racconigi.  Ma ha lasciato tracce anche sul nostro territorio.
Come litografo la sua opera più importate fu I Promessi Sposi.
Giaveno gli rende omaggio portando proprio quelle illustrazioni sulle case del centro storico.






Valorizzare esteticamente il centro storico di un vivace paese, a pochi chilometri da Torino, è possibile. 
Occorre però ricorrere alla memoria storica e attingere alle fatiche di chi è vissuto prima di noi lasciando tangibili e significative tracce di sé.
Stiamo parlando dell’ambizioso progetto di P.I.C.S., il gruppo di Proprietari degli Immobili del Centro Storico di Giaveno che da qualche tempo sta collaborando con l’Amministrazione comunale per rendere omaggio al ‘Nestore’ dei pittori piemontesi ottocenteschi, Francesco Gonin (1808-1889).

L’idea, seppure già tipica di alcune importanti località turistiche italiane, è stata coraggiosa.

Si sono impreziosite le case del centro storico con sedici pitture murali raffiguranti le note xilografie realizzate da Gonin per illustrare I Promessi Sposi. Nell’era della globalizzazione, della comunicazione virtuale e digitale, della visione azzerata perché eccessivamente moltiplicata, del relativismo estetico, della giungla degli azzardi, della bellezza capovolta, della creazione senza regole, dei canoni invertiti, delle disarmonie stravaganti e del brutto autorizzato, appare straordinaria la volontà di cercare nelle tradizionali forme, create dall’antico mestiere, la chiave per aprire le porte a quell’arte che non tramonta, estensione visiva del pensiero di uomini devoti alla fatica per il raggiungimento della vetta del Bello.

Di umili origini, ma di grande talento, Gonin si è affermato presto nell’ambiente milanese in pieno clima risorgimentale e romantico. Visse lì, come scriverà più tardi nel suo diario, oggi conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, ‘la più bella e brillante epoca’ della sua vita artistica. Conobbe l’impareggiabile amico Massimo D’Azeglio, genero di Manzoni, e il celebre pittore Giuseppe Molteni.

Si spostò da Torre Pellice a Torino, da Milano a Parigi per poi stabilirsi lungamente a Torino e, dal 1877 a Giaveno, nella ‘romantica Buffa’, come egli la definì più volte. A soli dodici anni riuscì a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Torino distinguendosi per capacità e tenace impegno, visse la burrascosa situazione politica dei moti del ’20 e ’21 descritta, alla fine dei suoi giorni, come un vivace ricordo. La scena vista personalmente del Principe Reggente, Carlo Alberto di Carignano, che accetta la Costituzione di Spagna accanto alla sventolante bandiera tricolore, sarà l’ inizio della devozione per i Savoia per cui diverrà ritrattista e artista di fiducia. Dai maestri più amati, Vacca, Pècheux e Biscarra, imparò presto ogni tecnica compositiva e pittorica lasciandosi affascinare anche dalla nascente arte litografica, introdotta a Torino da Felice Festa, e che sarà fonte di guadagno e successo. Versatile, attento, capace, intelligente e sensibile incontrò il favore sia del pubblico sia dei principi e sovrani come dimostrano i continui e importanti incarichi presso le residenze e chiese sabaude.

Lavorò molto, anzi moltissimo. Il lungo sodalizio con Massimo d’Azeglio, che nel 1835 lo ospiterà a Milano, gli frutterà la conoscenza del noto Manzoni e sarà raccontata da oltre quaranta lettere, scritte tra 1840 e il 1842, in cui è chiarissima la descrizione dell’impresa editoriale del romanzo storico arricchito dalle xilografie di Gonin e di altri artisti. L’opera fu stampata a dispense dalla tipografia milanese di Guglielmini e Redaelli, con la data indicata sul frontespizio del 1840, ma i disegni vennero realizzati tra il 1839 e il 1842.

Appartengono a Gonin il frontespizio, trentasei delle trentotto illustrazioni che aprono i capitoli del romanzo e trecentosettantacinque disegni, cinquantaquattro eseguiti a matita su carta bianca e trecentoventuno su velina. Gonin accolse con entusiasmo la committenza. Manzoni lo seguì, gli diede le indicazioni e i suggerimenti per i soggetti, la loro collocazione, la dimensione, la scelta delle ambientazioni e dei costumi del XVII secolo. In questa occasione, Gonin non utilizzò la litografia, ma si cimentò nella xilografia, l’incisione su legno, più adeguata all’alta tiratura prevista dell’opera. Nelle lettere, indirizzate all’artista piemontese, è costante la premura dello scrittore milanese per la consegna dei lavori che spesso tardano a essere completati, ma sono sorprendenti le risposte del pittore che senza alcuna supponenza, pur essendo già affermato e molto noto, accetta consigli e sgridate benevole.

Questo aspetto rende amabile l’artista che, pur avendo conosciuto e frequentato i più importanti salotti aristocratici, non abbandona la sua dimensione umana indispensabile per accogliere continue esperienze di un vissuto ricco, foriero di intuizioni artistiche e feconde. Arrivato durante una mite estate nella piccola Buffa, frazione di Giaveno, decide di acquistare Villa Marsili appartenente ad Angela Marsili vedova Bruneri, la donna che sposerà in seconde nozze due anni prima dalla propria scomparsa.

Il suo soggiorno nella borgata gli consente di conoscere le famiglie del posto e di scegliere come modelli per i propri dipinti alcuni giavenesi divenuti amici. Dipinse così un magnifico San Giovanni Battista e una suggestiva Sacra Famiglia per la cappella della Buffa, dipinti purtroppo rubati nel 1978 e mai più ritrovati. Le opere, seppure siano riprese da pittori come Rodolfo Morgari (1827-1909), sono di grande impatto emotivo così come lo è ancora oggi l’affresco che Gonin dipinse sulla facciata di casa sua, La Madonna con il bambino fra i Santi Paolo, Francesco di Sales e Angela Merici. Osservandolo con attenzione, nonostante lo stato di conservazione non sia buono, è possibile individuare la figura centrale, la Madonna d’ispirazione raffaellesca, seduta tra le nuvole e al vertice di un triangolo composto dai santi i cui nomi corrispondono a quelli della propria famiglia: Angela come la moglie, Paolo come il primo marito di lei e Francesco come il pittore stesso.

L’affresco ricorda, in realtà, la pala di Gerolamo Savoldo (1480-1548), Madonna col Bambino e Santi, della Pinacoteca di Brera, e testimonia la predilezione per la pittura sacra al di là di ogni committenza. È quest’opera, forse, tra le migliaia prodotte, il testamento spirituale di uomo che all’arte ha consacrato se stesso e con l’arte ha indagato il mistero della vita utilizzando le parabole sacrali della Bibbia.

È significativo che ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, tra gli abitanti della Buffa, qualcuno tramandi alcuni suoi gesti carichi di straordinaria umanità e sintesi del suo concetto di arte. Si narra che di fronte al drammatico lutto di una famiglia per la perdita di un neonato, Gonin abbia realizzato appositamente una Madonna con bambino donandola spontaneamente alla madre disperata e accompagnandola con parole toccanti: ‘farò vivere il piccolo nella mia tela’. È indubbia la piena identificazione tra arte e vita che ha sempre abitato l’anima di questo pittore fedele portavoce del più profondo sentimento cristiano. Il programma di valorizzazione che il gruppo P.I.C.S., guidato dal suo presidente Marco Marinello, ha elaborato in sinergia con le istituzioni del territorio, prevede iniziative culturali, esposizioni, spettacoli, concorsi per le scuole, convegni di approfondimento e pubblicazioni.

Di rilievo la prossima esposizione, oltre quella già realizzata nello scorso ottobre, presso Palazzo Lascaris a Torino. Il Consiglio regionale del Piemonte, in occasione dell’anniversario della nascita dell’artista, esporrà dal prossimo mese di dicembre fino a gennaio 2019, unitamente ad altre opere pittoriche, le preziose tavole acquerellate di proprietà del Consiglio stesso. Un plauso è doveroso nei confronti di chi sa trasformare la propria città in un piccolo museo a cielo aperto, ammirabile dagli occhi di chiunque alzi lo sguardo camminando per le vie della bella città giavenese.
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